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mercoledì 29 maggio 2013

Semplicemente: grazie


L'avventura è iniziata così:

Ognuno di noi è un “pezzo del puzzle” 
che studia il quadro complessivo,
 
cercando di capire qual è il proprio posto all'interno dell'immagine globale.

A. Russell Hochschild




... e si è conclusa il 29 Aprile 2013

«La conclusione di questo percorso formativo rappresenta per me un traguardo importante, una conquista faticosa durata diversi anni, fatta di rinunce, impegno, costanza, notti insonni e soprattutto tanti sacrifici per me e per la mia famiglia. Avevo promesso a mio padre, scomparso pochi anni dopo la mia maturità, che sarei arrivata al termine di questo percorso. A lui dedico questo lavoro. E lo ringrazio perché mi ha insegnato ad apprezzare la vita, con le sue gioie e i suoi dolori, a non fermarmi alle apparenze ma ad amare le persone e tutti gli esseri viventi, la cultura e le differenze.
Ringrazio mia mamma per il suo amore e la sua fiducia, mio marito e le mie bambine, che hanno avuto tanta pazienza con una moglie/mamma impegnata anche con lo studio.
Ringrazio anche tutti i piccoli “pezzi del puzzle”: gli amici più cari, i nuovi amici che questo percorso mi ha fatto incontrare, tutti coloro che mi sono stati vicini e compagni, le mamme conosciute durante la ricerca, quelle che hanno compilato il questionario e quelle che sono intervenute sul blog, e la Prof.ssa [...] che si è resa sempre molto disponibile a conciliare i suoi impegni con quelli di una studentessa lavoratrice e “mamma 2.0”.»

... questi sono i ringraziamenti pubblicati nella tesi di laurea.
Mi sembra giusto pubblicarli anche qui... con un po' di ritardo perché, stranamente, non avendo più l'alibi dello studio, il tempo "per me" è diventato ancora più scarso di prima.

sabato 2 febbraio 2013

Questionario chiuso: e ora al lavoro!

Eccoci giunti al termine della pubblicazione del questionario.

Il risultato è stato più che buono, ho raccolto 259 questionari, tutti da analizzare!

Sono stati giorni faticosi, per l'elaborazione della tesi, adesso manca solo di inserire questo ultimo pezzo di puzzle disegnato grazie a voi!

Nell'attesa dei risultati finali voglio ringraziare tutte le mamme che hanno gentilmente contribuito a questo progetto, incontrate nei forum o sui social network, quelle che fino ad oggi mi hanno supportato e sopportato anche su twitter e facebook e nelle altre occasioni di interazione (altri blog, articoli o iniziative).

Di tutto questo, e di tutte voi (noi), parlerò nella tesi... spero nel modo migliore.

Se qualche volta vi capiterà di passare da queste pagine e magari vorrete commentare, anche criticando o condividendo, le riflessioni che riuscirò ancora a pubblicare ve ne sarò davvero grata e cercherò di tenerne conto nella stesura della tesi... fino a quando mi sarà possibile.

Ovviamente il lavoro completo lo pubblicherò dopo la discussione, prevista per fine aprile....dita incrociate pleeeeaaaseeee!!! ;-)


martedì 22 gennaio 2013

Fare la mamma: fenomenologie delle mamme


“Non esiste un comportamento materno sufficientemente univoco perché si possa parlare di istinto o di disposizione materna in quanto tale.”
[E. Badinter]

L'approccio alla maternità è un argomento molto discusso in rete. Spesso viene contestato l'uso di etichette, talvolta invece sono le stesse mamme a “giocare” ad individuare le varie sfumature, le varie “fenomenologie” evidenziando quelle che in effetti sono culturalmente considerati modelli di riferimento.


La mamma perfetta

"La dedizione è parte integrante della 'natura femminile', la fonte più sicura della sua felicità."

La mamma perfetta incarna il mito borghese, il modello fornito da Rousseu, Balzac e successivamente confermato da Freud e dalla psicanalisi, attraverso la definizione della “natura femminile” che implica tutte le caratteristiche della buona madre e che rimane ancora oggi un importante riferimento in molte culture. Un'immagine moralizzata e medicalizzata.

La donna ideale, come la Sophie di Rousseau, è debole e passiva, con un carattere dolce e comprensivo ma dotata di un'intelligenza pratica: deve essere l'unica a comandare in casa (mentre l'uomo è giustificato per il disinteresse domestico) e desiderosa di piacere: “una donna è fatta per essere bella, alla moda, per essere un'affascinante padrona di casa”.
La donna è sposa e madre per vocazione in quanto la femminilità si completa solo nella maternità adeguandosi alla sua natura. L'esaltazione della maternità si attua con il riconoscimento che la madre, per sentirsi veramente realizzata e felice, deve essere sempre presente quindi deve compiere il vero sacrificio si sé, poiché “naturalmente pronta a sacrificarsi”: “una vera madre non è mai libera”. L'amore della madre per il figlio è “generalmente più forte dell'amore per se stessa”.

Oltre ad essere responsabile della casa, dei beni e delle persone, deve occuparsi dell'educazione e della formazione intellettuale dei figli, nonché della trasmissione dei valori morali con dedizione, pazienza e amore senza limiti, ispirata naturalmente dall'istinto. La madre quindi deve iniziare, preservare, emancipare i figli e riparare ai danni della vita: deve acquisire “con prontezza quelle nozioni indispensabili ad una brava madre la cui unica ambizione consista nell'allevare bene i figli”. Inoltre, in quanto “modello vivente” per i figli, deve dare sempre il buon esempio, deve incarnare bontà, virtù, coraggio e dolcezza. Grazie alla psicanalisi infatti la madre viene considerata la principale responsabile della felicità dei figli.

La donna quindi, imprigionata da uno schema di voci autorevoli nel suo ruolo di madre, non può sfuggirvi senza una condanna morale. Grazie all'immagine fornita della “mamma perfetta”, il senso di colpa ha conquistato il cuore delle donne: la maternità caricata di ideali diventa un ruolo gratificante, e le donne si sentono moralmente e profondamente responsabili dei figli così, quando sono nell'impossibilità di assolvere i loro doveri, si sentono colpevoli.

Non si tratta di un comportamento istintivamente corretto quindi ma un modello ideale, a cui alcune madri ancora hanno bisogno di far riferimento.


La mamma cattiva o la mamma “mostro”

L'assente, l'incapace, l'indegna, l'egoista.

La madre cattiva è quella che compie tutti i gesti che ci si aspetta da una buona madre, ma vengono avvertiti come costrizioni insopportabili: si allentano gli “impulsi materni istintivi”. E' incapace di slanci di amore, eroismo o dedizione e, di conseguenza, è incapace ad educare il proprio figlio.

Visto che l'amore materno sembra si possa sviluppare solamente a spese dell'amore di sé, la mamma mostro è fondamentalmente egoista: ama suo figlio ma non al punto di sacrificarsi per lui e mette sempre al primo posto i propri desideri: cerca di dormire, si dimentica delle merendine o del cambio del bambino, non va alle recite o riunioni scolastiche e non vede l'ora di andare a lavorare per ritrovare un po' di pace e sentirsi più realizzata. Preferisce fare vita mondana piuttosto che vigilare personalmente sui figli: si sente infatti soffocare nel ruolo esclusivo di mamma e non ne sente la mancanza quando è lontana, anzi si trova più a suo agio.


La mamma “in carriera”

“Il futuro del bambino e la felicità familiare dipendono molto di più dalla sua continua presenza che dal guadagno del suo lavoro fuori casa.”
[I.R. Sée, Le Devoir maternel, 1911]

La concezione tendenzialmente negativa di questo modello è imputabile ad un inconscio collettivo dove permane l'idea che allevare un bambino sia soprattutto compito della donna, in una società che aveva spogliato l'uomo della sua paternità. I figli delle mamme lavoratrici sono visti spesso come vittime della necessità di guadagnare un “secondo” stipendio o della “pretesa” della donna di mantenersi da sola, di proclamare il diritto a sottrarsi alle prove della maternità.

L'assenza della madre, secondo la psicanalisi, provoca un'infinità di mali e in particolare la disgregazione della famiglia: la madre è un fattore di equilibrio, una figura insostituibile, che non può essere carente (in termini di tempo e di affetto).

Come ricorda E. Badinter, in passato le donne che non avevano scelta, in quanto il loro stipendio era essenziale per la famiglia, hanno sofferto perché non possedevano gli strumenti culturali per far fronte a queste pressioni ideologiche. E' grazie alle lotte femministe che oggi si è dovuto prendere atto del profondo divario fra le teorie proclamate e la vita reale delle donne, rimettendo in discussione i fondamenti e le implicazioni della concezione freudiana della femminilità. Le donne hanno dimostrato con le loro azioni che attivismo, indipendenza e ambizione non sono solo appannaggio degli uomini ed il lavoro “rappresenta un mezzo per realizzarsi e sviluppare la propria personalità”.

La maternità infatti non è sempre il principale e naturale interesse della donna e non si può dare per scontato che il bene del figlio venga anteposto a quello della madre.


La mamma “sufficientemente buona”

La “madre sufficientemente buona” [D.W. Winnicott] è colei che è capace di coltivare in se stessa , consapevolmente e fermamente, la convinzione di esserlo: una mamma sicura di sé in grado di offrire al figlio ciò che è opportuno nel momento opportuno con un "adattamento attivo" ai suoi bisogni, che gradualmente diminuisce man mano che si costruiscono e si consolidano personalità e capacità di accettare i limiti del reale e di tollerare le frustrazioni che ne derivano.

Affinché una mamma possa crescere e diventare “sufficientemente buona” ha bisogno quindi del confronto costruttivo con le altre, con le similitudini e le differenze, per ricevere conferme, conforto, riflettere, far riflettere e correggersi in un percorso, forse mai concluso, nell'acquisizione di una sempre maggiore sicurezza di sé.

[...]

Altre riflessioni inserite nel #progettotesi partendo dal libro di E. Badinter "L'amore in più. Storia dell'amore materno" e dalle molte conversazioni online.
In particolare consiglio:
- le "Fenomenologie delle mamme" dal blog di "50 sfumature di mamma"
- l'articolo "I figli delle mamme in carriera" pubblicato da Flavia Rubino su Donna Moderna Bambino


Io mi sono definita mamma mostro condita una buona dose di egoismo, per questo tendente al senso di colpa ed inadeguatezza, in viaggio per raggiungere (faticosamente) la mamma "sufficientemente buona".

E voi a quale modello vi ispirate... od aspirate?

venerdì 18 gennaio 2013

Essere mamma: amore e senso materno


L'amore materno è un dono e non un istinto. 
Che quante non hanno questo dono siano lasciate in pace.
[articolo di F. Magazine, 1978 citato da E. Badinter]

Esistono diversi modi per esprimere l'amore materno. E' un sentimento umano, incerto, fragile, imperfetto. E sembra non essere inciso profondamente nella natura femminile, così come dimostrato dagli studi della scrittrice e filosofa francese Elisabeth Badinter.

La madre, secondo la scrittrice, è un personaggio relativo e tridimensionale, un essere specifico dotato di aspirazioni proprie, il cui ruolo è fortemente legato alla realtà sociale. E' una convenzione prettamente moderna la necessità di rinuncia, da parte della madre, alle aspirazioni di donna in favore del figlio e della famiglia.

In un passato, non troppo lontano, l'amore non aveva nessun valore sociale o morale: all'amore veniva associata un'idea di passività, trasitorietà, quindi non poteva rappresentare una base solida su cui costruire una famiglia. Il figlio veniva avvertito come un peso, un sacrificio fisico ed economico, da parte di entrambi i genitori e le donne erano libere di scegliere di mandarli “a balia”. L'“arte” di vivere senza bambini era quasi una convenzione sociale: occuparsi dei figli era imbarazzante, le madri, appartenenti ad una certa classe sociale, dovevano definirsi in quanto donne, non dovevano rinunciare al proprio tempo. La cultura rappresentava un mezzo di emancipazione femminile: le donne erano in cerca di sapere, intelligenza e dialogo.

Da un parte quindi c'era l'egoismo, l'amor proprio che cercava un'affermazione oltre i limiti della maternità, dall'altra c'era il bambino che rappresentava l'intralcio alla libertà personale della mamma.
E' verso la fine del XVIII secolo, quando la nuova ricchezza degli stati è rappresentata dalle persone, che il concetto di maternità subisce una rivoluzione. Viene dato vita al “mito” dell'amore spontaneo, con l'esaltazione dell'amore materno come valore naturale e sociale, al fine di persuadere le donne a svolgere innanzitutto il ruolo di madre: un compito nobile,  necessario alla società, fonte di felicità per il genere umano. Una felicità quindi fondata sull'amore di una donna che accetta di sacrificarsi per figlio.

E dal giudizio sulla misura di questo amore, le mamme si dividono in negligenti e mistificatrici e si interrogano sulla sua giusta misura e sulla figura della “mamma perfetta”.

[...]

Queste sono le riflessioni sull'amore materno per il #progettotesi

E voi che ne pensate? E' un istinto?
Tutte le mamme lo dovrebbero avere?

Quando aspettavo la prima bimba (un giorno forse racconterò la mia storia... o forse no, chissà) tutti mi dicevano che sarebbe arrivato... l'istinto materno.
Ancora lo aspetto.
Sono una brava mamma?
Ho risposto di recente alla stessa domanda >qui<

"Esiste un manuale per la “brava mamma”?
Me lo chiedevo anch’io sai!
Poi così, dal nulla, la piccola mi ha detto: “Ti voglio tantissimo bene mamma”.
Ecco, mi basta!
Tua figlia è felice? Tu sei felice?
E allora sei una brava mamma "

martedì 15 gennaio 2013

Chi sono le mamme?

Bella domanda!

Non le mamme online, già sarei un pezzo avanti.
Sto parlando delle "mamme".

No, non è così banale... a me almeno apre un universo.

Ci sto appunto riflettendo per il #progettotesi, perché voglio parlare di noi.
E sto provando a raccontare il mio piccolo, povero, punto di vista.

La riflessione parte da qui:

[...]

Per mamma si intende una “persona, in genere donna, che genera e/o che si occupa di qualcuno facendogli da madre o da guida morale e spirituale”... questo dice il "dizionario"

La mia ricerca riguarda le aspiranti mamme, neo mamme, e mamme già “avviate” che utilizzano abitualmente il web 2.0 e i suoi ambienti.

Per essere mamme, secondo me, non è necessario avere partorito un figlio: il solo desiderio di maternità, quella forte necessità di donare ad un altro essere umano quell'amore “in più” che la coppia da sola non può contenere, fa diventare una donna mamma. Per questo possiamo considerare mamme le donne che cercano, che attendono, che hanno partorito o che hanno adottato dei figli.

Le mamme sono donne dunque. Non sono esseri perfetti.
Questo è ciò che emerge dalle narrazioni e dalle discussioni che animano il Web.

Forse qualche anno fa sulla rete l'immagine che traspariva era quella patinata di una mamma stereotipata, la donna che annulla se stessa per il figlio, devota alla sua condizione di mamma tanto da rinunciare alla propria “vita” e alla propria “carriera” ma pur sempre felice e senza incertezze.

Osservando oggi le discussioni sul tema appare chiaro che questa è un'immagine ormai superata.

[...]

Sul tema mi ha incuriosito il dibattito che ha seguito l'articolo di Flavia Rubino "I figli delle mamme in carriera" pubblicato su Donna Moderna Bambino e che continua a far discutere e riflettere.

Un altro articolo interessante è quello di Antonella Pfeiffer che già dal titolo promette bene "Mommy War – La guerra delle mamme" e che consiglio di leggere.


Quando ho iniziato a pensare al mio #progettotesi sulle mamme online avevo le idee chiare. Ai tempi decisi  di scrivere una tesi sulle mamme (approvata!?) perché mi ero imbattuta per caso in alcune ricerche in cui le mamme venivano descritte come esseri sfigati, reietti, condannati, loro malgrado, a pulir sederini, preparare pappe e inventarsi giochini per far passare il tempo a quelle iene dei loro pargoli.

Ma come! Le mamme non sono questo!
L'immagine che avevo era chiara... volevo far la testimone orgogliosa delle mamme e portare trionfalmente alla luce la verità sulle paladine della società, esseri straordinari e dotati di grande energia, forza e talento, in grado di superare tutti gli ostacoli, culturali, sociali e fisici, capaci di comprendersi e sostenersi in qualsiasi occasione e necessità....

Ed è ancora questo che voglio raccontare!!!

No, essere una mamma non è una colpa!

Sì, siamo tutte diverse, un "universo plurale"... e talvolta ci piace anche discutere ammettiamolo.

Ma qualcosa in comune lo abbiamo. Solo una mamma riesce a capire cosa significano i messaggi del video che segue:



E voi che dite?

domenica 30 dicembre 2012

La questione del tempo: famiglia e lavoro

Durante gli studi per il #progettotesi ho avuto occasione di leggere "Per amore o per denaro. La commercializzazione della vita intima" di A. Russell Hochschild (Il Mulino, Bologna 2006).

Tra i vari argomenti, molto interessanti, parla anche di tempo.

In breve riporto le questioni centrali.

***


Viviamo nell'era della scarsità di tempo, della crisi del tempo, con una continua accelerazione dei ritmi di vita a lavoro e in famiglia. La cultura del tempo è strettamente connessa alla nostra logica sociale.

Ma l'etica del risparmiare tempo porta a chiedersi per che cosa vogliamo risparmiare tempo.

La casa e la comunità sono al primo posto, il lavoro e il mercato vengono dopo, sono profani.

Secondo il senso comune moderno una vita familiare felice è un fine in sé ma guadagnare e spendere denaro sono mezzi per raggiungere questo fine. Il senso del sacro è intimamente connesso alla gestione del tempo che separa un'attività dall'altra. Un interesse eccessivo nei confronti di lavoro o mercato quindi è fuori dai confini morali, ma nel sistema culturale ed economico moderno, nell'etica del mercato, questi simboli e riti entrano in competizione con quelli della comunità e della famiglia.

Nel concetto convenzionale di famiglia l'uso del tempo è come un linguaggio attraverso il quale comunichiamo. Ogni impiego di tempo è una forma di culto.

Ma la famiglia e la comunità sono sempre meno il luogo dove si parla e si entra in relazione e dove si celebrano i rituali collettivi. Il lavoro sta diventando più ritualizzato e sacro rispetto alla famiglia: si lavora e si spende tanto invece di passare tanto tempo insieme e la vita in casa diventa marginale.

Il problema della scarsità di tempo è aggravato dall'assenza di politiche aziendali e statali volte all'incentivo dei congedi di maternità e paternità e alla riduzione o flessibilità dell'orario di lavoro.
Il lavoro esercita una notevole influenza sulla vita delle persone: si vive nel tentativo di creare un equilibrio tra casa e lavoro, dove la vita in casa somiglia sempre più a un lavoro e il lavoro è sempre più a casa.

In un sistema concorrente di organizzazione del tempo, le regole e le scadenze aziendali finiscono per definire le regole e le scadenze di famiglia. Il tempo in famiglia diventa frenetico e compresso, e si finisce per creare un'ideale famiglia ipotetica che potrebbe esistere se solo ce ne fosse il tempo.
La crisi di mancanza di tempo ha privatizzato la famiglia costringendo gli individui a fare a meno anche di quei rapporti che si mantenevano in vita grazie al tempo libero.

Gli ideali a cui si mira sono sempre più difficili da raggiungere e si assiste al rovesciamento delle priorità emotive, della cultura della famiglia e del lavoro: la famiglia non rappresenta più il luogo preposto al riposo, alla sicurezza, alla realizzazione di sé, mentre il lavoro diventa la roccia su cui appoggiarsi, la fonte principale di sicurezza, il luogo dove ci si sente apprezzati, in grado di supportare la costruzione di un'identità, di dare senso di appartenenza a una comunità.

***

Ovviamente le sue osservazioni si riferiscono in particolare alla società americana... ma noi siamo davvero tanto lontani? Mamme che ne pensate?

giovedì 20 dicembre 2012

Piccoli questionari crescono

"Non ci avrei scommesso".
Questa è la risposta di un marito "qualunque".

Eppure io ci credevo che voi mamme sareste state strepitose.
Dopo tre soli giorni dalla pubblicazione il questionario era già stato compilato da un bel numero di mamme.

Il percorso si è concluso con un buon risultato.
Grazie davvero!!!
Ora tocca a me...


Stato dell'arte [ovvero] risultati in tempo reale 

[ultimo aggiornamento: 02-02-2013]

Al termine del periodo di pubblicazione, durato quasi 2 mesi, sono stati compilati 259 questionari.

Una vista sulla suddivisione per Regione


Uno sguardo sui figli





Appena possibile pubblicherò anche gli altri risultati.
Grazie a tutte le mamme che hanno contribuito!!!


lunedì 17 dicembre 2012

Un questionario per le mamme online: #progettotesi

Ci siamo!!!

Il questionario è uscito or ora dal forno, caldo caldo, approvato e messo sul piatto.




A questo punto ho bisogno del vostro aiuto!!!

Ci vogliono solo 5 minuti (ma anche meno) per compilarlo.
Niente test psicologici o attitudinali... solo alcune crocette per raccontarmi di voi: mamme online!!!

Si presenta così:
«Le mamme online: chi sono, cosa fanno, cosa vogliono?
Una ricerca, un #progettotesi: mamme online: chi sono, cosa fanno, cosa vogliono.

Il presente questionario è indirizzato alle aspiranti mamme, neo mamme, e mamme già "avviate" che utilizzano abitualmente il web 2.0 e i suoi ambienti (forum, social media o blog).
Non è necessario effettuare una registrazione pertanto i dati inseriti saranno registrati in forma anonima.
Il questionario ha il solo scopo di effettuare un'indagine statistica a supporto della mia Tesi sulle "mamme online" (corso di Laurea in Media e Giornalismo dell'Università degli Studi di Firenze).

La compilazione richiede appena il tempo di un caffè.
Grazie a tutte coloro che vorranno contribuire.
Sissy (mamma online)»


Ora tocca a voi:


  1. compilate il »questionario«
  2. se avete un blog aggiungete il banner linkando: http://bit.ly/R5soi0

  3. passate parola alle amiche mamme online: twittate (hashtag #progettotesi), condividete su facebook, sul blog... insomma facciamo rete come sanno fare le mamme online!



Piccola postilla: i dati saranno raccolti fino a fine gennaio quindi, nel frattempo, condividete!
Cercherò di pubblicare post riepilogativi dell'andamento dei "lavori" e il risultato finale della ricerca.


Grazie a tutte le mamme che fino ad ora hanno partecipato e a tutte quelle che vorranno partecipare!

» risultati in tempo reale «

domenica 16 dicembre 2012

Non sono Wonder Woman

Sono una mamma, non sono perfetta.

(perdonatemi per la foto ma volevo provare la divisa ufficiale... stona vero?)

Sul Web se ne leggono di cose sulle mamme, aspiranti mamme, mamme offline, mamme online, mamme blogger...

Per il mio #progettotesi poi mi sto facendo davvero una cultura.

Le mamme non sono perfette!
Anzi...

Lo dico forse per consolarmi, ma mi sento davvero di rientrare più nello schema "mamma mostro" piuttosto che in quello "mamma perfetta".
(Sull'argomento vi consiglio di questo post sul blog "50 sfumature di mamma")

In questi ultimi mesi sto cercando di ritagliarmi del tempo, con grandissima fatica, per scrivere la mia tesi di laurea.

Di tempo ce ne vorrebbe almeno il doppio (in realtà molto di più ma fatemi illudere così). E sto sottraendo tempo alle mie dolci fanciulle (le belvette, sì!).

Notavo appunto in questi ultimi giorni che non mi considerano quasi più... diciamo che forse ormai si sono rassegnate alla presenza, a tutto tondo, del papà/mammo. Anzi, ora per chiamarlo non dicono solamente "papà" ma direttamente "mamma" rivolgendosi a lui.

- il pensierino è dello scorso anno: già eravamo sulla buona strada -
[ovviamente la ricchezza si misura in centesimi :-p]

Ecco, confesso qui come stanno le cose.
Già abitualmente rientro nella categoria mamma mostro... in questo periodo ancora di più!!!

La casa è un delirio, il frigo è vuoto (le poche cose stanno mettendo radici :-/), i secchi dei panni straripano, a volte le bimbe non hanno la merenda e questa settimana la frullina è uscita senza felpa (fortuna che non era freddo eh!).

Insomma quando mi chiedete "come fai a far tutto"?
Lavoro, casa, famiglia, marito, bimbe, vita sociale.... studio.... confesso:
Sono esaurita!!! (quasi via, insomma sulla buona strada).

Per questo mi chiedo: mamme, come fate a fare tutto?
Lavoro, casa, famiglia, marito, figli, vita sociale, a gestire anche blog, forum e ad essere attivissime sui social network... ma come fate?

C'è chi mi ha risposto su twitter "siamo matte", "è il collasso che comanda le mani che scrivono".

Giorni fa alla radio parlavano di donne e della loro energia creativa.
Certo che di energia ce ne vuole, e noi donne e mamme riusciamo a trovarla anche quando ormai siamo davvero alla frutta.

Dove sta il trucco?

Voi che ne pensate?

lunedì 26 novembre 2012

Mamme online: chi sono, cosa fanno, cosa vogliono...

Le mamme vanno sui forum, sono sui social network e soprattutto hanno dei blog (anche più di uno).

Ma perché? Cosa cercano? Cosa vogliono?

Recenti ricerche hanno rilevato che la maggioranza degli utenti dei "social media" sono donne.
E tra le donne ci sono molte mamme... perché?

Alcune ipotesi di partenza:


#Ad ambienti diversi corrispondono esigenze diverse

Sui forum le mamme cercano risposte: sulla maternità in genere (gravidanza, parto, puerperio), sui problemi dei bambini (allattamento, alimentazione, sonno, malattie) e sulle scelte dei prodotti per l'infanzia (dal passeggino al biberon, ciuccio, pannolini).

Sui social network si ritrovano, creano gruppi ristretti tra conoscenti (es. su facebook), fanno nuove amicizie e magari trovano contatti per collaborazioni professionali (es. su twitter).

Sui blog si fanno conoscere, si raccontano, creano una professione.



#Perché online?
Perché sul web è più facile trovare, partecipare e condividere.

La mole di informazioni è sempre più ampia, le comunità di interesse (per mamme) sono molte, "professionali", e sempre più "affidabili".

E' più semplice, grazie alla comunicazione asincrona, mantenere e coltivare i contatti: non c'è tempo di telefonare, non è necessario, basta creare un gruppo e un evento.

La rete è una piazza democratica che dà a tutti gli stessi strumenti e soprattutto la possibilità di esprimersi e presentarsi al meglio. Grazie al web l'offerta creativa si incontra più facilmente con la ricerca di talenti. E' fonte di opportunità!


Cosa dicono le mamme? In cosa si riconoscono? In cosa non si riconoscono?

martedì 20 novembre 2012

Conciliazione, tra lavoro, famiglia e... tutto il resto!

La questione centrale è sempre il tempo.

Al primo posto, una volta diventate mamme, mettiamo i figli.
Anch'io, che ho sempre sostenuto di non avere il "senso materno", né prima né dopo esser diventata mamma, ho la necessità di mettere al primo posto loro: i due piccoli "angioletti" che riempiono la mia vita.

E decisamente la vita me l'hanno cambiata drasticamente: ho lasciato il posto di lavoro dove mi trovavo tanto bene (tipo di lavoro, colleghi, capi, ambiente ecc...) per avere più tempo per loro.
Fino ad allora non mi ero mai posta il problema.
Lavorare 8/9 ore, stare fuori di casa anche 10 ore e più era normale. Poi il tempo per tutto il resto lo si trovava comunque (marito, palestra, cose-di-casa, amici, studio, famiglia distribuita in giro per l'italia...).

Ma quando diventi mamma le priorità cambiano e soprattutto i tempi cambiano.
Il tempo è la risorsa più scarsa e più preziosa che abbiamo!
E quando arrivano i bambini, per loro il tempo è ancora più prezioso.

Spesso sento parlare di tempo di qualità.
E' sulla qualità che si deve lavorare!
Conciliazione è sinonimo quindi di |tempo di qualità| e di |flessibilità|

Non è giusto che le donne si trovino costrette a rinunciare al lavoro per i figli!
I bambini preferiscono una mamma serena, perché magari si sente realizzata nel lavoro, anche se per poco tempo... ma di qualità!!!

Io quando sono diventata mamma ho scelto un lavoro a 36 ore, anziché 40, che poi ho dovuto ridurre a 30 per motivi di salute della piccina... non è stata una scelta facile (oltre anche i risvolti economici da non sottovalutare). In effetti non sono molto soddisfatta. Quindi parlo col senno di poi.

Il tempo parziale non è la soluzione. Per i bimbi il tempo non basta mai! E per le esigenze familiari neppure!!!
Sono anche convinta che neppure i nidi aziendali lo siano... sarò particolarmente "fortunata" ma le mie due belvette hanno passato più tempo a casa malate (e che belle malattie!!!) che al nido.

Conciliazione secondo me è flessibilità e organizzazione.
Flessibilità mentale, saper rinunciare a qualcosina, e organizzarsi per avere il tempo di cui i bimbi hanno bisogno! Essere a casa alle 16 ma poi mettersi a sistemare casa, portare i bimbi a far la spesa, oppure accompagnarli alle attività... è questo quello di cui hanno bisogno!?
Sicuramente per loro è più preziosa la mezz'ora sul divano a leggere una storia la sera prima di dormire, cantare una canzone, far le capriole o provare a far la ruota in salotto insieme alla mamma o al papà. Sereni senza pensieri, anche solo per 30 minuti!

Se poi ci vogliamo immaginare un'utopistica realtà sociale/aziendale, dovrebbero esistere:

1. Flessibilità di orario
Non è detto che si debba lavorare meno ore.. si possono fare turni più concentrati (alcune mie amiche li fanno) e magari incrociati con il padre. Ad es. la mamma entra prima la mattina e il padre accompagna i bimbi a scuola. La mamma esce prima, magari c'entra anche una spesa, e poi li va a prendere.


2. Flessibilità in entrata/uscita
Le fasce d'orario esistono in alcune realtà aziendali, l'importante è assicurare la fascia obbligatoria. Lavoro a turni?! All'occorrenza ci sono i permessi... se i colleghi sono disponibili (non sempre dipende dal capo!).


3. Flessibilità = banca ore
Ovvero se oggi non faccio 8 ore magari i minuti in meno li recupero domani. In alcuni luoghi di lavoro esiste la "flessibilità" mensile ad esempio, una sorta di banca ore autonomamente gestibile, che deve quadrare entro il mese, o a volte entro il successivo.

Ma non tutti i tipi di lavoro possono essere flessibili... allora?

4. Supporto sociale
Per chi non ha nonniSitter e non si può permettere babySitter può organizzarsi con la rete amicale. Oppure organizzarsi con babySitter disposte a tenere più bambini. I bambini si divertono se stanno con gli amichetti... ma senza le maestre!!!


Sinceramente noi siamo fortunati. Non abbiamo nonni disponibili (sono tutti sparpagliati per la penisola) ma abbiamo tanti amici (con bambini e non) disponibili! Nonni adottivi, zie adottive... In 2 comunque riusciamo ad alternarci ed organizzarci con gli orari e gli impegni.
Pensate che io riesco anche a trovare anche il tempo per studiare - #progettotesi - e il maritozzo anche per la sua passione da guruNerd (##### vedi digital family) ed entrambi troviamo anche il tempo per un minimo di vita sociale (da single e da coppie-con-bambini)!!!


Ok, lo ammetto. Si dorme proprio poco.... ma a qualcosina si deve pur rinunciare no!?


domenica 18 novembre 2012

#progettotesi Started!

Eccoci qua!
Ho aggiornato la pagina del "progetto tesi"... take a look please!!!

E' arrivato il momento di iniziare a lavoraci su seriamente!

Sono una mamma (oddio davvero?), il digitale fa parte della mia vita (e della mia famiglia), quindi una buona occasione per scrivere un testo conclusivo di un (lungo) percorso formativo e, perché no, per parlare anche di me e delle mamme come me!!!

Ovviamente a modo mio e... a modo nostro!

Mamme (amiche, conoscenti, compagne di viaggio) stay tuned che nei prossimi giorni avrò bisogno del vostro contributo!!!


mercoledì 10 ottobre 2012

1000 +n

1000 +n sono i post che vorrei scrivere.
Sono anni che sento parlar di blog, ogni tanto mi imbatto in qualche blog di qualcunoacaso, mentre sto facendo una ricerca con google per qualcosaacaso, visto che per qualsiasi cosa che mi viene in mente, guarda caso, la risposta la vado a cercar sempre su internet.
Fonte inesauribile di risposte... e quasi (dico quasi) sempre utile... senza esagerare troppo eh!

Eccomi qua a far l'esperimento del blog.

Perché ora?!
Perché devo scrivere La Tesi!
Sì alla mia veneranda età (ué non esageriamo)... insomma diciamo un "pochettino" fuori corso, finalmente sono arrivata al "traguardo" della tesi.

Vediamo un po'.. il titolo?! Boh?!?! L'argomento!?!?
Qualcosa di "semplice" perché sarebbe anche l'ora di chiuderla con questa benedetta università... se non voglio arrivare davvero alla terza età!
Quel qualcosa di semplice ha a che fare con il web, social network, forum, vabbè mettiamoci anche i blog, e le mamme! Sì, sì, le donne ma anche mamme!
Perché le ore diventan giorni, i giorni anni e ti ritrovi ad essere fuori di casa, poi moglie, poi mamma... insomma è un attimo!
Quindi un argomento che un pochettino riguarda anche me!

E poi le cose da fare sono sempre tante! Oltre al lavoro ovviamente.
E chi ha avuto tempo prima!?!?

Si inizia a 20 anni, si va via di casa, invece di studiare intanto lavoricchi un po', poi gli amici, le uscite, incontri per caso un tipo strano, tra tanti tipi strani il più strano, insomma proprio quello strano che fa per te, poi decidete di fare una festa, durante questa festa per sbaglio ti sposi, poi per caso ti cresce la pancia, poi ti fai un debito per 20 anni, poi ti fai (nel senso che fisicamente ti metti a scrostar muri, infissi ecc...) i lavori di casa, nel frattempo cambi 3/4 lavori, amici nuovi, la pancia cresce di nuovo, ti fai un concorso (visto che avanza tempo)... e ti ritrovi a 37 anni che ancora devi scrivere questa benedetta tesi.

Visto poi che "lavori coi computer" da più di 23 anni bisognerà che in qualche modo ci infili un po' di informatica no!? E dove stanno quelle come me!? Sul web!
E allora ci devo stare anch'io per poter parlare di loro.
E quindi vai col blog, e un po' di tempo da dedicare anche a questo.

Ho sempre avuto un diario... dei miei deliri.
Le ultime righe probabilmente risalgono al lontano 2002... non ho più trovato il tempo per scrivere.
Ma mi è tornata la voglia.
Sarà anche un posto pubblico dove mettere nero su bianco i miei pensieri ma sicuramente è più comodo della carta (non sono più abituata ad usare la penna... vedi la sofferenza fisica dell'ultimo esame scritto!!!), non ho segreti con nessuno quindi non ho problemi a parlar di me (già tormento tutti quelli che mi stanno intorno) e poi ho pure scoperto che fa proprio bene parlar di sé!!!

La prenderò come terapia del benessere!

Ne avrò da dire (scrivere) quindi nei prossimi post!